Sono Cose Che Capitano RSS

Uno si accorge che anche su FriendFeed c'è il limite dei caratteri, e allora gli tocca aprire un Tumblr, che fino a quel punto proprio non voleva.

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Nov
26th
Thu
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Io quando mangio a volte sembro una donna

Ieri sera ero partito bene, con le migliori intenzioni: avrei finito quella maledetta schiacciatina. Poi, però, non ce l’ho fatta, e ho perso ancora una volta la sfida con me stesso. E guardate che mi ero impegnato sul serio, ma nulla.

Mangiavo come una donna che sta preparando la valigia: non è questione di quante cose ci stiano dentro, ma di quante lei voglia farcene entrare.

Nov
18th
Wed
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Io di Kindle dico anche questo

ma poi io mi ricordo i libri dalla copertina, se iniziate con gli ebook, no eh, cazzo, non vale

Nov
14th
Sat
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Cuneo è una città che

Certo che a Cuneo uno ci deve andare apposta, cioè, non è mica come Firenze, ad esempio, che magari uno viene da Roma e va a fare una gita Milano e dice mi fermo due giorni a Firenze. Da Cuneo non ci si passa per andare in nessun posto bello, mi sembra, quindi si può dire che è una citta che vanta un numero elevatissimo di visitatori suoi personali.

Da una discussione su friendfeed

Nov
12th
Thu
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Intanto che siamo tutti qui a ridere e scherzare

Vorrei ricordare che intanto che noi siamo qui, a ridere e scherzare frizzi e lazzi, ecco mentre facciamo tutto questo accade che c’è una famiglia il cui padre ha perso il lavoro, e sto parlando di flavio b. (che certo conoscerete), che tra l’altro c’ha anche la moglie incinta a casa, tra l’altro.

Nov
5th
Thu
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Amica che si mette il pennello tra i capelli

Allora
Io c’ho un’amica che si mette il pennelllo tra i capelli quando ha bisogno di pensare meglio raggiungendo così un duplice scopo (cioè si regge i capelli e stimola il cervello).
Dice che funziona davvero e insomma, ci sta anche che sia possibile (sai , tutte quelle cose psicologiche, l’autosuggestione ecc ecc) però insomma secondo me non è neanche tanto questo il punto.
E’ che si mette il pennello quando vuole -disegnare- meglio. ecco.
Tra l’altro un bel pennello, lungo, fatto bene, setole naturali, quelli da pittore, mica una pennellessa (come fai a mettertela in testa) e se lo infila così, dietro, un po’ storto, risulta cioè che se uno la vede da lontano sembra quasi naturale, andare in giro con un pennello in testa. A me lei comunque non mi stupisce quando fa così, eh, ma che c’entra io la conosco bene bene, cioè, voglio dire, questa storia del pennello non stupisce neanche la gente che magari la incrocia solo per caso in strada. A questa gente qui il pennello tra i capelli sembra una cosa si particolare, ma comunque simpatica, accettabile nel complesso dell’abbigliamento e certamente originale (consiglio di farci un pensierino a tutte le lettrici presenti)(ai lettori, no)(magari prima provate da sole allo specchio, eh, ché io non mi assumo responsabilità alcuna).

Comunque, dicevo, il punto non è tanto che il pennello che davvero stimola i pensieri, ma che sembra funzioni in modo particolare quando sta disegnando, è come se il cervello seguisse la naturale funzionalità dell’oggetto inserito tra i di lei capelli. A me sembra una cosa notevolissima e bellissima, questa.

Mentre mi raccontava queste cose, ieri sera, avrei tanto voluto anche io avere i capelli lunghi.

Oct
20th
Tue
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Tutto ebbe inizio quando passammo al piano B

Eravamo cosi presi dalla nostra attività al limite della legge che non c’eravamo accorti che Italo aveva fatto una cazzata, ed aveva svegliato il circondario. Si sa che è bene non svegliarlo, il circondario, nel mentre stai illegaleggiando ma Italo sbagliò e noi avremmo pagato. Non pagammo, almeno non subito, perchè passammo al piano B, dove tutto ebbe inizio.

Tutti dovrebbero avere un piano B, perchè senza sei fregato. In quella notte umida, bagnata di una pioggia estiva fitta fitta, noi saremmo stati fritti, se non avessimo previsto il piano B. Mi ricordo come fosse ora, io che guardo Nedo, lui che guarda me, ed insieme ci voltiamo verso Italo, che è li, fermo, occhi spalancati, con la fiamma in mano e la biro in bocca, che ci guarda e capisce di aver fatto una cazzata. Le finestre che davano su quel sudicio cortile di selciato incominciarono ad accendersi, in successione: aveva svegliato qualcuno. Ancora c’era silenzio, solo la pioggia e un gatto fradicio che rompeva i coglioni, ma sarebbe durato ancora poco.

Non eravamo arrabbiati: non era il momento. Bisognava solo pensare a come uscire da questa situazione che sennò sarebbe stato peggio. Molto peggio. Ricordo distintamente qui pochi secondi di silezio, attesa, in cui ci stavamo guardando negli occhi coscienti di quello che sarebbe successo. Ricordo Italo, che lascia cadere la fiamma, morde ancora la biro e inizia a muoversi. E Nedo, che inizia a togliersi con rapidità il vestito da marinaio, rapido ma preciso, proprio come è lui. Era partito il piano B.

Io sapevo cosa avrei dovuto fare, e l’avrei fatto. Ero sicuro, tranquillo. Non mi aspettavano compiti difficili, anzi, rispetto ai miei compagni, forse addirittura più semplici, facili. Era tutta una questione di tempismo, come per l’orchestrale che suona i piatti. Sarebbe stato facile, me lo sentivo.

La pioggia continuava a battare, il gatto era ormai sparito (ma chi ci pensava più al gatto) e le finestre, dopo un breve sussulto in cui si erano fermate, avevano ripreso ad accendersi in successione, inesorabili, uno dopo l’altra. Presto sarebbe arrivata la luce anche nell’androne delle scale, un’invasione di luce, e quello sarebbe stato il segnale che il tempo stava per scadere. Ma così, a sensazione, avevamo ancora un paio di minuti, forse tre. E’ vero che la gente di quel quartiere non è normale, fa paura, ma in fondo non sono così veloci. Noi dovevamo batterli sul tempo, e quanto è vero Iddio, l’avremo fatto.

Il Piano B ci avrebbe portato alla salvezza, anzi proabilmente avremmo potuto anche conseguire qualcuno degli obiettivi che c’eravamo imposti, e lo avrebbe fatto perchè era un piano semplice. Prevedeva una cosa sola, che ognuno di noi lavorasse come aveva sempre fatto, con meticolosa affidabilità e sicurezza. L’avevamo provato altre volte, certo era un brivido che preferivamo evitare, ma insomma ci saremmo riusciti anche quella notte. Italo aveva sbagliato, ma una volta succede a me e una a te, forse è bello così. La gente del condominio, eccola, l’unica vera diffrenza dalle scorse volte: gente strana, paurosa, violenta. Ma io non avevo paura, e nemmeno i miei compagni.

Mentre mi scorrevano questi pensieri nel cervello, veloci, era passata appena qualche decina di secondi, e la fiamma di Italo era ormai spenta, bagnata, sul selciato, e Nedo non era più il marinaio di qualche minuto prima.

Capii in quel momento che avrei tradito i miei compagni. Non so perchè l’avrei fatto, ma sarebbe successo.

Una volta mia moglie mi fece capire che la vita con me l’aveva stancata, e che non c’era da aggiungere altro. L’avevo compresa, dopotutto non è facile, però non l’avevo perdonata. Dopo due ore l’avevo scaricata in un fosso ai bordi della provinciale, con il pigiama addosso e una pallottola calibro 22, piccola, che le forava il cranio. Ricordo che mi macchiai anche un poco, ma non ne feci un dramma.

Quella sera sarebbe andata pressappoco così: avrei estratto la 22, e avrei sparato prima a Nedo, e poi a Italo. Il piano B avrebbe subito una modifica, o forse era questo, fin dall’inizio, il mio piano B. Non lo so, e sinceramente non mi importa più di tanto.

Quella notte il fosso sulla provinciale ebbe altri due ospiti.

Sep
7th
Mon
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Fissato ne l’idea de l’Uguajanza,
Un Gallo scrisse all’Aquila: - Compagna,
Siccome te ne stai su la montagna,
Bisogna che abbolimo ‘sta distanza,
Perché nun è né giusto né civile
Ch’io stia tra la monnezza d’un cortile,
Ma sarebbe più commodo e più bello
De vive ner medesimo livello.

L’Aquila je rispose: - Caro mio,
Accetto volentieri la proposta.
Volemo fa’ amicizzia? So’ disposta:
Ma nun pretenne che m’abbassi io.
Se te senti la forza necessaria,
Spalanca l’ale e viettene per aria:
Si nun t’abbasta l’anima de fallo,
Io seguito a fa’ l’Aquila e tu er Gallo.


Trilussa

Aug
7th
Fri
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Mi garbano così tanto quelle cose che, una volta iniziate, non si vede l’ora che finiscano.. Tipo la dieta, per capirsi.

Jun
30th
Tue
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Poesie domestiche 2.0

solo a guardar l’acquaio / mi treman le caviglie: / ché certo è grosso guaio / senza lavastoviglie


senza lavastoviglie / vivere e’ un po’ da pazzi / ma senza lavatrice / davvero sono cazzi


Son questi i tristi fatti / la casa mia n’è priva; / non trovo alternativa / a spugna e Sole piatti


parlavo del passato / la lavatrice guasta / e’ un guaio che devasta / ma ora ho rimediato


solo presso il lavello / mi girano da matti / ché certo è un bel bordello / senza la lavapiatti


or vivo da borghese / ho anche la donna ad ore / ma casa mia e’ un orrore / se parte per un mese


Teflòn antiaderente, / ti dedico i miei versi: / da quando ti scopersi / io t’amo pazzamente


Che spasso in settenari / discuter di faccende: / puliti ho i lampadari, / è il turno delle tende


la lotta col calcare / ahimé è dura assai, / ma questo già lo sai / che te lo dico a fare


le forme inusitate/ d’un golem torreggiante/ sorgono qui davante/ tra pensili e posate.


lavare i piatti e’ duro / e’ triste spolverare / ma il peggio, ve lo giuro / rimane lo stirare


accorri o benedetto / idraulico maschione: / s’è rotto il rubinetto / e perde lo sciacquone! / i piatti a mollo restano, / agisce il detersivo / le ore intanto passano: / a sera non c’arrivo!


Pagliuzza su lamiera: / è un ìmpari certame / sgrassar questo tegame / coi resti d’ieri sera


l’acciaio in ver s’accumula/ in torre che già pende:/ se, cadendo, m’offende/ di certo qui mi tumula.


alfin riuscì a risplendere / l’abbominato acciàr? / dobbiamo forse intendere / che colla è il desinar? / la spugna sia feroce / col fido detersivo: / elimina veloce / lo sporco men corrivo!
Paolin, non si scomponga: / c’è pila nel lavello? / Un mestol predisponga / a guisa di puntello


respingo il vil sospetto / che parli molto, e poco / agisca, con diletto / io faccio pure il cuoco!


siccome sono scapolo,/ solo detergo, netto/ - il minimo - rassetto/ e m’apparecchio il tavolo


io ho preso una sorella / che è brava quanto è bella / co’ tutta ‘sta mmunnezza / senza starei ‘na pezza


ci avrà pur dei vantaggi/ guidar propri destini/ da sé, senz’ammogliaggi,/ caro il mio severgnini! :D


certo che strani testi / voi digitate qui: / sono purtroppo questi / i danni di FriendFeed!


ridotto all’osso ho il pranzo, / un solo piatto ho usato / e infatti l’ho lavato / in un istante: ganzo!


letti v’ho tutto il giorno / e adesso mi cimento / (giacché ho lavato i piatti) / in un componimento


spugnetta insaponata / secchiaio d’acqua pieno / due giorni di stoviglie / lavati ho in un baleno


ma è oziando soddisfatto / cicchino e birra scura / che tosto mi sovviene / del piano di cottura


per cui da voi congedomi / riprendo il mio burazzo / e sguro la cucina / che povesia del.


di roba da stirare / la cesta ancora e’ piena / inizio gia’ a sudare / e scricchiola la schiena


e’ inutile l’appretto / non serve inumidire / i polsi ed il colletto / mi fan sempre soffrire  stirar non fa per me / come ho gia’ detto oggi / meglio che i panni appoggi / (forse mi faccio un tè)


il termine sgurare / insieme con burazzo / sentirli pronunciare / mi reca gran sollazzo


a proposito iersera / ho rotto un piatto bello / e quel che dentro v’era / per terra fe’ macello


se il sugo viene male / sarebbe un grosso guaio: / lo regolo di sale / e assaggio col cucchiaio


caffè di terra etiope / m’attira, qui l’ammetto: / son io che sono miope, / o vien sette euro l’etto?


Rivango un thread desueto: / il frigo va nettato / usando spugna e aceto / con il bicarbonato?


Bicarbonato e aceto / mi raccomando, attentos! / sortiscon lo stesso effetto / di pepsi con le mentos.


è d’uopo l’attenzione / e un gomito felino / lo sporco è malandrino: / ama la guarnizione!


La guarnizione è un cruccio / s’accumula schifezza / in ogni suo cantuccio / ed è una gran tristezza


Contro la bieca sugna / per un nitor perfetto / abbini alla sua spugna / un pratico raschietto.


Il grasso di padella / per evitare grane / tolgo alla chetichella / utilizzando il pane


Autori vari, da un thread di Friend Feed iniziato da Stark.

Jun
10th
Wed
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Vi sfido a trovare un'idea migliore di questa (ovvero: lo stronzo qualsiasi)

Le idee quando vengono, vengono.

Però uno non lo sa mica com’è che si generano, quando aspettarsele e come custodirle (questa ignoranza credo che il Padeterno l’abbia messa per evitare che le cose fossero troppo semplici, Benedetto Lui).

Ci sono, è vero, alcuni metodi per stimolarle: tipo pensare, ad esempio. Oppure uno prende una cosa vecchia, la riaggiusta secondo i tempi correnti e la ripropone. Oppure, ancora, un altro va in un posto lontano, ai confini del mondo, vede se ci sono cose strane e divertenti, e poi le riporta qua da noi (non è tanto bello, però)(del resto in TV funziona).

Le idee non sono mica tutte uguali, e questo non c’è bisogno che ve lo dica io: ci sono quelle da poco, quelle mezzo-e-mezzo, e quelle spettacolari. Ovviamente quest’ultime sono le più difficili di tutte. A me - guardate, non lo dico per vantarmi - un giorno me ne è capitata una spettacolare (non è merito nostro, le idee capitano e basta, scelgono loro chi le porta).

Era proprio spettacolare, e ci rimasi male quando scopersi che era successa la cosa più brutta che potesse succedere in casi come questi.

Uno stronzo qualsiasi ci aveva già pensato, che tre prese sono meglio di una, e la presa multipla c’era già da un pezzo.